V. 8 N. 2 (2026): Aprile - Giugno 2026
Terapia integrata

Editoriale – Il trauma come orizzonte clinico: prospettive integrate per una psicoterapia contemporanea

Claudia Montanari
Direttore Scientifico della Scuola di Specializzazione quadriennale in Psicologia Clinica di Comunità e Psicoterapia Umanistica Integrata ASPIC – Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità; Past President FISIG - Federazione Italiana Scuole e Istituti Gestalt
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Pubblicato 26.06.2026

Parole chiave

  • Editoriale,
  • Trauma,
  • Psicoterapia contemporanea,
  • Campo esperenziale

Come citare

Montanari, C. (2026). Editoriale – Il trauma come orizzonte clinico: prospettive integrate per una psicoterapia contemporanea. Phenomena Journal - Giornale Internazionale Di Psicopatologia, Neuroscienze E Psicoterapia, 8(2), 126–129. https://doi.org/10.32069/PJ.2021.2.314

Abstract

La clinica del trauma costituisce, nel panorama psicoterapeutico contemporaneo, uno degli ambiti in cui, con maggiore evidenza, si misurano la solidità epistemologica dei modelli teorici e la loro capacità di dialogare con altri saperi. A partire dai contributi fondamentali di [1-3], che hanno restituito al corpo e alla dimensione relazionale un ruolo centrale nell’elaborazione dell’esperienza traumatica, la ricerca clinica si è progressivamente orientata verso modelli integrati, capaci di coniugare la dimensione neurobiologica, fenomenologica e di campo [4-6].

In questo orizzonte, la psicoterapia della Gestalt ha conosciuto, soprattutto negli ultimi due decenni, un significativo rinnovamento teorico, segnato dal passaggio da una concezione individualistica del sé a una prospettiva relazionale e di campo [7-9]. Il presente numero monografico nasce con l’intento di restituire un quadro articolato delle direzioni di ricerca e pratica clinica che attraversano oggi la psicoterapia della Gestalt nel suo confronto con il trauma, in dialogo con la fenomenologia, la teoria dei sistemi complessi, le neuroscienze, l’ecopsicologia e i modelli esperienziali evidence-based.

Gli otto contributi qui raccolti non aspirano a una sintesi conclusiva, bensì a delineare un campo di interrogazione condiviso: in quali termini è possibile accompagnare la persona traumatizzata salvaguardando, al contempo, la profondità dell’esperienza vissuta e il rigore delle acquisizioni cliniche più recenti?

Il trauma come riorganizzazione del campo esperienziale

Un filo conduttore attraversa l’intero numero: la concezione del trauma non come evento circoscritto, ma come riorganizzazione del campo esperienziale [10]. Il contributo di apertura, dedicato a una lettura fenomenologico-sistemica della riorganizzazione traumatica, mette in luce come, in seguito al trauma, non cambi l’esistenza in sé, ma le modalità con cui essa può essere abitata: i punti di appoggio si spostano, il familiare diventa estraneo, e l’intervento terapeutico si configura come una ricalibrazione delle soglie di sicurezza, del ritmo e delle possibilità di contatto, alternando presenza partecipativa e proposta esperienziale.

Questa prospettiva si amplia nel secondo contributo, che estende lo sguardo al campo ecologico-relazionale. In una congiuntura storica segnata dalla crisi ambientale e dal progressivo impoverimento dei contesti di vita [11, 12], il trauma complesso può essere letto non solo come risposta a un evento critico, ma come esito di una fragilizzazione sistemica del campo organismo-ambiente. L’integrazione tra prospettiva gestaltica ed ecopsicologia apre così a una clinica che riconosce negli ambienti naturali contesti regolativi capaci di sostenere l’orientamento sensoriale, la stabilizzazione fisiologica e l’integrazione esperienziale.

Dimensione morale, corporeità e processi di campo

Il terzo contributo introduce una categoria di particolare rilevanza clinica ed etica: la moralizzazione del trauma. Vergogna, autocolpevolizzazione e victim blaming vengono analizzati non come reazioni isolate, ma come processi di campo articolati sulle dimensioni soggettiva, relazionale, istituzionale e socio-culturale [13-15]. Riconoscere queste dinamiche è fondamentale, soprattutto in clinica, con le vittime di violenza interpersonale, dove sospendere il giudizio morale è una condizione preliminare per ripristinare il contatto e riaprire spazi di agentività.

Sul fronte dell’incarnazione, il quarto e il quinto contributo approfondiscono la dimensione corporea del trauma. Il dialogo tra fenomenologia gestaltica e psiconeuroendocrinoimmunologia [16, 17] porta al concetto di cristallizzazione del campo organismico, inteso come ponte tra esperienza vissuta e processi biologici, incluse modificazioni epigenetiche e aspetti posturali e fasciali cronici.

La revisione sistematica dedicata alla Body-Oriented Gestalt Trauma Therapy analizza le evidenze empiriche degli approcci somatici — dal Somatic Experiencing [18] dalla sensorimotor psychotherapy [19] alla dance movement therapy — individuando nei meccanismi polivagali [4] e nello sviluppo della consapevolezza interocettiva [20] le basi di un’elaborazione bottom-up clinicamente fondata.

Età evolutiva, sicurezza terapeutica e trasmissione transgenerazionale

Il sesto contributo si concentra sull’età evolutiva, illustrando, tramite un caso clinico, come l’integrazione tra approccio umanistico-esistenziale, Gestalt Play Therapy [21, 22], analisi transazionale, modello cognitivo-comportamentale e teoria dell’attaccamento [23] permetta di costruire percorsi terapeutici flessibili, rispettosi del potenziale autoregolativo del bambino e della imprescindibile dimensione relazionale nel lavoro clinico con questa fascia d’età.

Il settimo articolo affronta la prevenzione della ritraumatizzazione [24], tema spesso trascurato. L’individuazione di sei aree di competenza clinica specifiche per il lavoro gestaltico orientato al trauma mostra che l’attenzione alla sicurezza del paziente non limita la profondità del processo terapeutico, ma ne costituisce la condizione di possibilità.

Il volume si chiude con un contributo dedicato alla trasmissione transgenerazionale del trauma. Viene proposta un’integrazione delle evidenze epigenetiche [17, 25] con modelli basati sulla dissociazione strutturale — in particolare il Parts Model di Fisher [26] e l’Internal Family Systems di Schwartz [27] — messi in dialogo con la psicoterapia della Gestalt e con l’EMDR [28]. Ne deriva un orizzonte teorico-clinico che riconosce la natura multilivello del trauma, assumendone la complessità biologica, psicologica e relazionale.

Verso una Gestalt in dialogo

Dai contributi emerge una psicoterapia del trauma che, pur mantenendo le radici fenomenologiche della Gestalt, le pone a confronto serrato con le neuroscienze, la ricerca epigenetica, la teoria polivagale e i modelli esperienziali evidence-based. Si delinea dunque una Gestalt pronta a lasciarsi interrogare e trasformare senza abbandonare i propri assunti fondamentali: primato del contatto, centralità del qui-e-ora, consapevolezza incarnata, concezione relazionale e di campo del processo terapeutico [29, 30].

Confidiamo che il lettore possa trarre da queste pagine non solo strumenti concettuali e clinici, ma anche – e forse soprattutto – quelle domande che ogni autentica pratica terapeutica è chiamata a riformulare davanti alla sofferenza dell’altro.

Riferimenti bibliografici

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  2. Herman, J. L. (2024). Verità e riparazione. Una giustizia per chi sopravvive al trauma. Raffaello Cortina.
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  4. Porges, S. W. (2014). La teoria polivagale: fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell'attaccamento, della comunicazione e dell'autoregolazione. Giovanni Fioriti.
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  29. Perls, F., Hefferline, R., & Goodman, P. (1997). Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Vitalità e accrescimento nella personalità umana. Astrolabio Ubaldini.
  30. Spagnuolo Lobb, M. (2017). Il now-for-next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna. FrancoAngeli.