V. 8 N. 2 (2026): Aprile - Giugno 2026
Terapia umanistica

La moralizzazione del trauma nei contesti di vittimizzazione: vergogna, auto-colpevolizzazione e colpevolizzazione della vittima

Rosaria Romano
Phenomena Hub APS, Torre Annunziata (NA), Italia
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Pubblicato 26.06.2026

Parole chiave

  • Moralizzazione del trauma, Vergogna, Auto-colpevolizzazione, Colpevolizzazione della vittima, Vittimizzazione secondaria, Processi di vittimizzazione, Approccio fenomenologico-gestaltico.

Come citare

Romano, R. (2026). La moralizzazione del trauma nei contesti di vittimizzazione: vergogna, auto-colpevolizzazione e colpevolizzazione della vittima. Phenomena Journal - Giornale Internazionale Di Psicopatologia, Neuroscienze E Psicoterapia, 8(2), 49–55. https://doi.org/10.32069/PJ.2021.2.291

Abstract

La vergogna, l’auto-colpevolizzazione e la colpevolizzazione della vittima costituiscono dinamiche centrali nei processi di vittimizzazione, in particolare nei contesti di violenza interpersonale e nelle relazioni coercitive. Questa mini review esplora tali esperienze non come reazioni individuali isolate, ma come processi modellati all’interno di contesti relazionali, sociali e istituzionali che influenzano il riconoscimento, la credibilità e il significato attribuito all’esperienza dopo il trauma. Attingendo alla vittimologia, alla psicotraumatologia e alla teoria fenomenologico-gestaltica, il lavoro introduce il concetto di “moralizzazione del trauma” per descrivere come la sofferenza traumatica possa progressivamente essere interpretata in termini morali, spostando l’attenzione dalla violenza e dall’asimmetria relazionale alla responsabilità, all’adeguatezza o alla credibilità percepite della vittima. L’articolo esamina la colpevolizzazione della vittima, l’auto-colpevolizzazione e la vittimizzazione secondaria come processi di campo interconnessi che operano attraverso dimensioni soggettive, relazionali, istituzionali e socio-culturali. Particolare attenzione è dedicata agli aspetti corporei e relazionali della vergogna e dell’auto-colpevolizzazione, inclusi la contrazione corporea, l’ipervigilanza, le interruzioni del contatto e la limitazione della capacità di agire. Infine, il contributo discute le implicazioni cliniche ed etiche di un approccio dialogico e non moralizzante volto a favorire il riconoscimento, ristabilire il contatto e riaprire possibilità di azione e di attribuzione di significato dopo il trauma.

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